- Docente: Carlo Roggia
«È evidente per tutti che la lingua di Dante è l’italiano che ancor oggi si vive e si scrive»: questa affermazione perentoria del padre della linguistica e dialettologia italiane, G.I. Ascoli, è stata ripetuta a lungo e spesso lo è ancora: l’italiano è considerato un’eccezione tra le grandi lingue europee di cultura per il fatto di essere mutato così poco, e comun- que solo in superficie, nel corso di una storia quasi millenaria. Ma è davvero così? In che senso si può dire che l’italiano di oggi è lo stesso del Decameron? Cosa in particolare è rimasto uguale, e cosa eventualmente è cambiato? Il seminario si propone di andare a fondo nell’analisi di questo problema, e sarà l’occasione per portare lo sguardo anche sul tema più generale del come (e del perché) le lingue cambiano.